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A tu per tu con Aaronne Colagrossi. Dai segreti di Amazon all’oro dei pirati

​Il mare, la storia, l’avventura e la determinazione di chi ha fatto della propria passione un viaggio letterario da migliaia di copie. Tutto in questa lunga chiacchierata con lo scrittore Aaronne Colagrossi, che ci ha svelato i retroscena della sua nuova pentalogia, Diavolo del mare, i segreti dell’algoritmo di Amazon e come nasce un romanzo storico di successo in un mondo dominato dalle distrazioni digitali.

​La nuova saga: Diavolo del mare 

​Aaronne, partiamo subito dalle novità. Hai una nuova saga tra le mani, Diavolo del mare. Di cosa si tratta e quando potremo leggerla?

​In realtà si tratta di una pentalogia, una saga di cinque romanzi. Il primo volume, Ghiaccio e fuoco, è già uscito ed è disponibile. Gli altri usciranno a distanza di trenta giorni l’uno dall’altro, fino a fine estate.

Una pubblicazione così ravvicinata è una scelta insolita. Come mai questa decisione?

È una scelta strategica legata al funzionamento dell’algoritmo di Amazon KDP. Quando pubblichi un nuovo libro, l’algoritmo ti concede una sorta di “boost” di visibilità nei primi trenta giorni, spingendo il titolo all’interno delle varie categorie. Invece di fare un unico grande volume che racchiudesse tutti e cinque i romanzi, ho pensato di suddividerlo. In questo modo, per cinque o sei mesi consecutivi, posso sfruttare al massimo questa visibilità continuativa.

​Puoi anticiparci qualcosa sui prossimi volumi?

​Il secondo volume è appena uscito e si chiama Caccia alle Azzorre. È una storia ancorata alla Prima Guerra Mondiale, basata su elementi realmente esistiti: racconta degli ultimi corsari tedeschi che, incaricati dal Kaiser nel 1917, combattevano contro inglesi e americani, muovendosi dall’Atlantico al Pacifico. 

Il terzo volume sarà invece ambientato in Namibia, una ex colonia tedesca dove ho lavorato come guida anni fa. Lì la storia fittizia si intreccerà con il contesto reale della guerra e del passaggio di controllo agli inglesi e sudafricani. Al momento il terzo libro è in correzione bozze e sto scrivendo il quarto. Conto di finire tutto per fine agosto o settembre.

​I grandi successi e il passaggio al Self-Publishing

​Il tuo nome è fortemente legato a Inferno Blu Cobalto, che ha registrato numeri impressionanti. Ci tracci un bilancio di quel successo?

​Ad oggi è il romanzo che ha venduto di più, con quasi 10.000 copie a febbraio 2026, circa 2 milioni di pagine lette su Kindle Unlimited e più di 1.200 recensioni con una media molto alta. Anche il seguito, L’Enigma del Pirata, sta andando decisamente bene con 3.000-4.000 copie vendute.

Inferno Blu Cobalto si ispira alla figura reale di William Dampier, un pirata, naturalista e scienziato del Seicento che fece tre viaggi intorno al mondo. Il seguito è invece ambientato 300 anni dopo, con un gruppo di archeologi che ritrova le tombe di questi corsari e inizia un’indagine nel passato.

​Tu hai esordito ormai quindici anni fa con l’editoria tradizionale. Come sei passato ad Amazon?

​Ho iniziato a scrivere nel 2011, subito dopo la seconda laurea. Una sera non sapevo che fare, cercavo lavoro e ho buttato giù la sinossi di un’avventura incentrata su uno squalo e sulla tecnologia sottomarina. Quel primo romanzo uscì tra il 2011 e il 2012 con una casa editrice tradizionale e vendette circa 2.000 copie, che per un esordiente non era male. Nel 2015, però, ho deciso di riscattare i diritti. Con l’editoria classica perdi il possesso della tua opera; su Amazon, invece, i diritti rimangono sempre tuoi. Sei tu il proprietario al 100% e puoi ritirare o modificare il libro quando vuoi. Amazon ti chiede l’esclusiva sulla distribuzione, specialmente per l’e-book, ma ti lascia una libertà totale.

​Il processo creativo e la sfida dell’attenzione

​Scrivere romanzi storici richiede una fatica doppia: inventare e documentarsi. Come si svolgono le tue giornate di scrittura?

​Per scrivere un romanzo ci vogliono almeno due mesi di lavoro quotidiano, scrivendo minimo due o tre ore al giorno. Ma la scrittura in sé non è la parte più complessa. Il vero problema è il controllo continuo dei fatti. Mentre scrivi ti vengono mille dubbi: “Questa nave esisteva davvero in quel mese? Questa dinamica è storicamente plausibile?”. Quando sono al computer ho sempre una scheda del browser aperta su Google e una su ChatGPT per fare verifiche incrociate immediate. È un lavoro di precisione chirurgica. Ma non è solo questo: consulto continuamente testi storici come manuali di vela antica, praticamente sono le mie Bibbie. 

​Nella tua produzione si notano due stili di struttura diversi. Come costruisci i tuoi capitoli?

​Ho sperimentato due tecniche. In Inferno Blu Cobalto ho usato uno stile più descrittivo e dettagliato, simile a quello di Stephen King, con capitoli lunghi anche 20 o 30 pagine. Nella nuova saga del Diavolo del mare, invece, sto applicando la tecnica di Clive Cussler: capitoli brevissimi, di 4 o 5 pagine al massimo. Questo ritmo serrato spinge il lettore a girare pagina continuamente. Oggi è diventato fondamentale perché i livelli di attenzione media delle persone sono crollati drasticamente negli ultimi dieci anni a causa degli smartphone e dello scrolling. Lo vedo anche a scuola: i ragazzi non sono più abituati a rimanere concentrati a lungo, perfino al cinema i registi faticano a tenere lo spettatore incollato allo schermo per due ore senza che si illumini qualche cellulare in sala. I capitoli brevi aiutano a combattere questa distrazione.

​La passione per i pirati: tra One Piece e i classici

In Italia la pirateria dei Caraibi non è un genere frequentatissimo dagli scrittori locali. Ti senti in uno scrittore di nicchia?

​Assolutamente sì. In Italia gli autori o i professori universitari (come a Genova) tendono a occuparsi quasi esclusivamente di pirateria barbaresca e mediterranea. Se vuoi leggere di Caraibi o Indie Orientali devi affidarti ad autori inglesi o americani. Però questa nicchia è la mia forza: ho il mio pubblico di appassionati che mi segue proprio perché sa cosa trova nei miei libri. Io unisco lo storico al fantasy perché sono i miei generi preferiti. Non potrei mai scrivere su commissione, ad esempio un romanzo d’amore: non saprei da dove iniziare, devo scrivere solo ciò che mi appassiona.

​Com’è nata questa fascinazione per il mondo dei corsari?

​Da ragazzino, leggendo i classici: Stevenson con L’isola del tesoro, Salgari con Sandokan e Il corsaro nero. Poi crescendo ho approfondito la vera storia navale del ‘600 e ‘700 attraverso saggi storici importanti, come la Storia generale dei pirati del Capitano Johnson (dietro cui pare ci fosse Daniel Defoe) o i lavori dell’americano Benerson Little, che è stato anche consulente per la splendida serie TV Black Sails. E poi, lo ammetto, seguo anche One Piece! È incredibile quanti riferimenti storici reali ci siano nell’opera di Oda: da Marshall D. Teach (Barbanera) a Black Bart, quasi tutti i protagonisti sono ispirati a veri pirati del passato.

​Progetti per l’estate?

​Fino a fine luglio sarò letteralmente incastrato al computer a sudare sulle bozze della pentalogia per chiudere i testi principali. Poi, finalmente, un po’ di meritato mare. L’acqua salata ci vuole sempre!

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