L’estate del 2025 è stata strana.
Più “piatta” del solito, eppure sono successe tante di quelle cose che la metà sarebbe bastata a farmi dire: “Ok, che cavolo sta succedendo?”
Sì, perché per la prima volta da tantissimo tempo mi è capitato di rimanere in Liguria: di solito, durante le ferie di agosto ho l’abitudine di andare via, levarmi dal clima asfissiante di Genova, troppo legato al lavoro. Questa volta è andata diversamente… Forse per i prezzi esorbitanti – evidentemente, le compagnie aeree o i gestori dei B&B credono di avere a che fare solo con chi naviga nell’oro. Spoiler: non è così! – forse per la mia scarsa organizzazione, forse per la stanchezza dell’ultimo periodo. Insomma, in parole povere, il mio poderoso posteriore, quest’anno, non ha lasciato la mia cara Regione.
E va bene così. Perché forse è stato proprio questo ad aiutarmi, a lasciare che avessi del tempo – tanto tempo – da dedicare a me stessa e alle mie riflessioni. Quali riflessioni? Beh, la miriade di cose a cui ho sempre pensato, nel corso degli ultimi tempi, ma su cui non sono mai riuscita a soffermarmi. Perché c’è una differenza tra il pensare e il riflettere.
Overthinking in loop
Noi siamo creature pensanti – chi più e chi meno, sia chiaro – e come tali siamo provvisti di un cervello che macina di continuo informazioni, idee, eventi. Ma, a volte, viviamo in un loop talmente inarrestabile da non consentirci di processare a dovere quei molti pensieri. Nel mio caso, ho vissuto gli ultimi mesi con un’infinità di idee che mi frullavano per la testa, come uno sciame di api intorno a un alveare strabordante di miele, eppure non sono mai riuscita – o forse non ho mai voluto – fermarmi un attimo dalla routine, dal tran tran quotidiano e frenetico, e dire: “Stiamo calmi e ragioniamo. Perché continuo a pensare a questo? Mi fa bene oppure mi crea ansia, stanchezza mentale, rabbia senza controllo?”
Ero troppo concentrata su altro: il lavoro, le relazioni personali, il rancore verso me stessa perché non riuscivo a trovare il tempo e la voglia di dedicarmi alle mie passioni. E così la mia vita era diventata insipida… Ma la ragione per cui non trovavo del tempo per me e per cui mi sentivo così stanca mentalmente, era proprio questo overthinking che, inevitabilmente, mi stava pian piano conducendo verso il burnout – per usare due anglicismi molto comuni al giorno d’oggi.
Eliminare le zavorre mentali in un’estate
L’ho scoperto proprio durante l’estate. Durante il mio “non fare nulla” e rimanere da sola con me stessa, con la mia mente ancora troppo appesantita ma con la voglia di alleggerirsi. Certo, liberarsi dalle zavorre mentali non è immediato. E’ un po’ come andare da uno psicologo, dove tu sei lo psicologo di te stesso. Richiede tanto tempo, tanto sforzo, tanta forza di volontà per poter eliminare – o anche solo limitare – pensieri, convinzioni, paure o abitudini che ci tengono ancorati al passato, frenano il nostro presente e rendono più difficile guardare al futuro. Ma non è così scontato, in particolare quando si tratta di dover riconoscere le sopracitate zavorre e, soprattutto, di imparare a lasciarle andare. Ed è proprio su questo aspetto che mi sono concentrata… Ed è questo che mi ha portata a dedicarmi a letture (di cui parlerò in un secondo momento) che mi hanno, a loro volta, spinto a chiedermi: “Voglio davvero rovinarmi l’esistenza dietro a qualcosa su cui non ho alcun potere?” Nessuno risponderebbe mai di sì, eppure quasi nessuno si pone questa domanda. Io, in primis, non me l’ero mai posta prima di questo momento.
Ripartire da me
Non voglio più essere schiava del passato, delle esperienze negative che mi hanno lasciato un vuoto dentro e l’amaro in bocca. Non voglio più avere paura del futuro, restare ancorata a convinzioni e idee che non fanno altro che generare ansie su ansie… Spesso immotivate! Non voglio più dedicare il mio tempo a situazioni o a persone che non meritano neppure un angolino stretto e angusto della mia mente. Voglio imparare a lasciar correre, a lasciar andare, ad amare me stessa con i miei pregi e i miei difetti. A pensare a ME. Perché è questa la strada. Questo è il primo passo – almeno, per come la vedo io – per alleggerire la propria mente e vivere più serenamente. E no, non è egoismo. E’ semplicemente self-care – altro anglicismo molto amato dagli influencer.
Ed è da qui che voglio ripartire.

Autrice di racconti, recensioni, storie di viaggi e di donne che hanno lasciato un segno (nella letteratura, nel cinema e nella realtà).
«La preoccupazione distrugge la capacità di scrivere.» ~ E. Hemingway
